
ARRIVA LEI,
E TU NON POI COMPETERE NEANCHE IN GUEPIERRE!

Non è così che passa in fretta,
questa dolce malattia,
mi butterei da quella stella
spenta di malinconia.
In questa urgenza di vivere
e furia di sentire
so di esistere.
Notti senza cuore,
da non aver pietà
a parlare agli angeli, qualcuno sentirà.
Notti senza nome,
da far tremare il cielo,
dove c’è una via d’uscita che trascini via di qui.
Oggi voglio fare un po’ di bricolage…quasi quasi mi smonto la testa!
E pure il cuore già che ci sto!
Stavo fissando la pagina Bianca prima che tu aprissi quella finestra sporca permettendo al sole di illuminare le parole che non trovi
Strani giorni, questi.
Sembra improvvisamente di essere tornati indietro nel tempo…A giorni già vissuti, giorni grigi, giorni ormai consumati, sciolti nel ticchettio di un orologio.
E invece…questi giorni sono ancora qua, usciti chissà come dal cappello del mago, da uno strano gioco del destino per essere rivissuti, riempiti, compiuti. Leggi il seguito di questo post »
<<Avete idea di chi abbia ucciso Crometty?>>
<<Qualcuno dise di aver qualcosa da mostrargli, da vendergli. Un manoscritto raro di Dickens. Andò a vedere e…bè, vede, non era armato>>.
<<Pochi detective Letterari a Swindon sanno anche solo come si usa un’arma>> aggiunse Bowden <<e per molti di loro l’addestramento è fuori questione. L’indagine letteraria e le armi da fuoco non vanno proprio mano nella mano: la penna è più forte della spada>>.
<<Le parole sono un’ottima cosa>> risposi freddamente , cominciando a divertirmi nekl ruolo di donna del mistero dell’OPS-5 <<ma una nove millimetri arriva subito al cuore del problema>>.
Jasper Fford, Il Caso Jane Eyre

Il tip tap si balla da soli.
Niente parthner, nessuno cui appoggiarsi per ricordare i passi.
Il tip tap si balla da soli.
Si è più esposti e con noi solo il ritmo che scorre dentro, il proprio ritmo. Leggi il seguito di questo post »
Pensai: quel tizio non arriva più. E poi pensai: mica posso chiamarlo “tizio”, è un grande poeta, forse il più grande poeta del ventesimo secolo, è morto ormai da tanti anni, devo trattarlo con rispetto, meglio, con tutto il rispetto. Ma intanto cominciavo a sentire fastidio, il sole dardeggiava, il sole di fine luglio, e pensai ancora: sono in ferie, stavo tanto bene là ad Azeitao, nella casa di campagna dei miei amici, chi me l’ha fatto fare di accettare questo incontro qui sul molo?, tutto questo è assurdo. E adocchiai ai miei piedi la mia ombra, e anche lei mi parve assurda e incongrua, non aveva senso, era un’ombra corta, appiattita dal sole di mezzogiorno, e fu allora che ricordai: lui aveva fissato per le dodici, ma forse aveva voluto dire le dodici di notte, visto che i fantasmi appaiono a mezzanotte.
Antonio Tabucchi, Requiem, Feltrinelli