REQUIEM dalla fine un nuovo inizio
Pensai: quel tizio non arriva più. E poi pensai: mica posso chiamarlo “tizio”, è un grande poeta, forse il più grande poeta del ventesimo secolo, è morto ormai da tanti anni, devo trattarlo con rispetto, meglio, con tutto il rispetto. Ma intanto cominciavo a sentire fastidio, il sole dardeggiava, il sole di fine luglio, e pensai ancora: sono in ferie, stavo tanto bene là ad Azeitao, nella casa di campagna dei miei amici, chi me l’ha fatto fare di accettare questo incontro qui sul molo?, tutto questo è assurdo. E adocchiai ai miei piedi la mia ombra, e anche lei mi parve assurda e incongrua, non aveva senso, era un’ombra corta, appiattita dal sole di mezzogiorno, e fu allora che ricordai: lui aveva fissato per le dodici, ma forse aveva voluto dire le dodici di notte, visto che i fantasmi appaiono a mezzanotte.
Antonio Tabucchi, Requiem, Feltrinelli
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Bel blog superkikka. Theme appropriato al nome, a mio avviso. linkata.
tiresia - 11 Ottobre 2007 at 8:40